Popolo, Patria, Identità

Popolo, Patria e Identità

Bene ha fatto al Meeting 2018 di Rimini l’on. Giancarlo Giorgetti a ricordare che: “alcune teorie che vogliono essere propinate al popolo, anche se il popolo non le condivide, sono quelle politicamente corrette. Questa overdose di politicamente corretto che è stata propinata ai popoli ha causato una reazione: le radici profonde, popolari, non hanno accettato questa forma di condizionamento e hanno provocato una reazione che ha travolto tutti gli istituti della democrazia così come erano conosciuti.”.Aveva correttamente e polemicamente esordito affermando che il titolo del Meeting:” Le forze che muovono la storia sono le stesse che rendono l’uomo felice” gli pareva sbagliato e citando Dostoevskij (se fai scegliere il popolo tra libertà e felicità, il popolo sceglierà sempre la felicità) ha ricordato che mancava la parola “libertà”, prima di felice andava inserita la parola “libero”, onde evitare di fare “populismo”.

Il “popolo”, un popolo libero e felice, è molto di più che un astratto concetto da mettere in archivio, come un vecchio ricordo che, non serve più, ma non si ha il coraggio di gettare, al contrario ( senza cadere nella dialettica denigrativa delle sinistre sul termine populismo) occorre recuperare l’autentico significato della parola popolo che:” è essenziale per superare quella frammentazione sociale e liquefazione dei valori che una certa globalizzazione e un certo individualismo neo liberista ( che pone l’io al centro del tutto) hanno generato” … “ Più che una parolaè una chiamata, una con-vocazione a uscire dalla chiusura individualistica, dell’interesse personale e delimitato, dal proprio laghetto privato per tuffarsi nell’ampio flusso di un fiume che avanza riunendo in sé la vita e la storia del vasto territorio che attraversa e feconda”(Papa Francesco, Nei tuoi occhi è la mia parola, Rizzoli 2016 ag.433).

E ancora magistralmente sul significato della parola popolo:“ rifletteremo in due direzioni: una geografia e una storia; una decisione ed un destino”  (pag. 434) e oltre chiedendo di pregare per la patria, considerata un dono ricevuto :” che dobbiamo far crescere secondo la sua identità e lasciare in eredità a quelli che ci seguiranno; un dono che arriva a noi dal passato e che, con la nostra vita e il nostro lavoro,  sia un dono da consegnare, accresciuto, nella sua identità formativa” (pag.722).

Ritornare ad essere popolo, ascoltando le eredità passate e ricostruendo un vincolo sociale, come seminatori di progetti per il bene comune per il futuro e come insegna Sant’Agostino in De Civitate, rinnovare una “concorde comunione” di valori, simboli, atteggiamenti fondamentali di fronte alla vita, verso un “destino comune”, essere popolo attraverso l’amore per esso, amore per il nostro prossimo posto come realtà più profonda del vincolo sociale.

Questa la nostra idea di popolo e non ci offenderemo se sempre di più ci chiameranno “populisti”.