{"id":1893,"date":"2014-03-24T12:24:19","date_gmt":"2014-03-24T11:24:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.circololarocca.it\/larocca\/?p=1893"},"modified":"2014-03-24T12:24:19","modified_gmt":"2014-03-24T11:24:19","slug":"la-buona-politica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.circololarocca.it\/larocca\/la-buona-politica\/","title":{"rendered":"la buona politica"},"content":{"rendered":"<p>La &#8220;buona politica&#8221; per la famiglia\u00a0di Massimo Introvigne<\/p>\n<div><img title=\"Inverno demografico\" alt=\"Inverno demografico\" src=\"http:\/\/www.lanuovabq.it\/fileCondivisi\/img-_innerArt-_culle-vuote_0.jpg?t=mob\" \/><\/div>\n<p><strong>Si chiamava Eduardo De Falco (1975-2014), ma per gli amici era \u00abSpeedy Pizza\u00bb<\/strong>. Aveva ideato un sistema per sfornare pizzette molto rapidamente nella sua panetteria di Casalnuovo di Napoli (Napoli). Si \u00e8 suicidato, inalando i gas di scarico della sua auto, il 19 febbraio 2014. Lascia una moglie e tre figli: una ragazza di quattordici anni e due fratelli gemelli di cinque. Gi\u00e0 prostrato dalle tasse, rischiava la chiusura del negozio. L\u2019Ispettorato del Lavoro aveva trovato la moglie \u2013 che sembra andasse nella panetteria solo occasionalmente \u2013 intenta ad aiutarlo con le pizzette. Poich\u00e9 la donna non aveva un contratto di lavoro, aveva comminato a \u00abSpeedy Pizza\u00bb una multa di duemila euro, e ora minacciava di chiudere l\u2019esercizio. Uno squilibrato vittima della depressione? Sembra di no. \u00abConoscevo Eduardo De Falco \u2013 dice il vicepresidente di Confcommercio Napoli, Gaetano Coppola, anche lui residente a Casalnuovo \u2013 era un gran lavoratore e faceva un prodotto ottimo. Era un uomo molto equilibrato. Se ha deciso di togliersi la vita \u00e8 perch\u00e9 non reggeva pi\u00f9 alle difficolt\u00e0 economiche e la multa \u00e8 stato l\u2019ultimo colpo. La sua morte si aggiunge a quella di altre decine di commercianti che si sono suicidati per l\u2019impossibilit\u00e0 di dialogare con il fisco, con gli enti locali, e con gli uffici che recapitano multe e cartelle esattoriale che richiederebbero almeno una rateizzazione, che spesso \u00e8 impossibile chiedere\u00bb.<\/p>\n<p><strong>In Italia, un Paese dove tradizionalmente per fortuna i suicidi sono meno numerosi che altrove<\/strong>,\u00a0<strong>c\u2019\u00e8 un suicidio economico ogni due giorni e mezzo<\/strong>. L\u2019aumento nel 2013 \u00e8 del 75% sul 2012. Il 45,6% di questi suicidi \u00e8 opera di imprenditori. Inoltre, nel 2013 rispetto al 2012 sono aumentati del 90% i tentati suicidi per motivi economici. Se per\u00f2 non si tratta di persone squilibrate e depresse \u2013 era questo, secondo il vicepresidente della Confcommercio di Napoli, il caso del povero \u00abSpeedy Pizza\u00bb \u2013, c\u2019\u00e8 qualcosa che dev\u2019essere spiegato. La povert\u00e0 di per s\u00e9 non spinge necessariamente a suicidarsi, anzi i Paesi del Terzo Mondo hanno tassi di suicidio molto pi\u00f9 bassi dell\u2019Europa.<\/p>\n<p><strong>Dal 15 novembre 2013 al 9 marzo 2014 molti hanno potuto ammirare a Milano<\/strong>, al Museo del Novecento, la mostra dedicata alla genesi de \u00abIl Quarto Stato\u00bb (1901) di Giuseppe Pellizza da Volpedo (1868-1907), un quadro che \u00e8 diventato un\u2019icona della protesta sociale italiana. Raffigura contadini e operai che avanzano, in lotta per i loro diritti. Quel Quarto Stato, nella sostanza il mondo del lavoro dipendente, grazie ai cattolici ben pi\u00f9 che ai socialisti ha raggiunto nel XX e XXI secolo una condizione che non \u00e8 certo ottimale, ma che regge meglio alla crisi rispetto a due altri gruppi. Si tratta di quelli che il sociologo Aldo Bonomi chiama il popolo della \u00abvita nuda\u00bb e il popolo della \u00abnuda vita\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Il popolo della vita nuda \u00e8 quello che rovista nei cassonetti<\/strong>, che conosce la povert\u00e0 del corpo. Gli manca la casa, e qualche volta gli manca anche da mangiare. Oggi non \u00e8 costituito solo da immigrati e barboni, ma anche da ex-piccolo borghesi rovinati dalla crisi e dalle tasse. Il popolo della nuda vita \u00e8 invece quello che altri sociologi prima di Bonomi avevano chiamato il Quinto Stato: giovani dotati di conoscenze e know-how, figli della societ\u00e0 dell\u2019informatica e delle nuove professioni, ma ora disoccupati o \u2013 se sono lavoratori autonomi \u2013 proletarizzati inflessibilmente dalla pressione fiscale e contributiva, a tutto vantaggio di pochi super-ricchi.<\/p>\n<p><strong>A poco a poco il Quinto Stato, la nuda vita, va a confluire nella vita nuda<\/strong>: il futuro \u00e8 il cassonetto e, per chi rifiuta il cassonetto, il suicidio. In Italia mille imprese falliscono ogni giorno, centomila posti di lavoro si perdono ogni mese. Confcommercio stima quattro milioni di poveri, altri pensano che siano il doppio \u2013 e parliamo di cittadini italiani, stranieri esclusi. Secondo l\u2019ISTAT il tasso di disoccupazione italiano agli inizi del 2014 \u00e8 del 12,9%, aumentato di 1,4 punti rispetto al 2012, ma il tasso di disoccupazione giovanile, che \u00e8 del 42,4%, \u00e8 uno dei pi\u00f9 alti del mondo.<\/p>\n<p><strong>Quali sono le cause?<\/strong>\u00a0Gli economisti, tra cui Maurizio Milano che ha spiegato recentemente questi concetti su \u00ab<a href=\"http:\/\/www.lanuovabq.it\/it\/articoli-crescita-a-debito-tramonto-di-un-paradigma-8478.htm\" onclick=\"_gaq.push(['_trackEvent', 'outbound-article', 'http:\/\/www.lanuovabq.it\/it\/articoli-crescita-a-debito-tramonto-di-un-paradigma-8478.htm', 'La nuova Bussola quotidiana']);\" >La nuova Bussola quotidiana<\/a>\u00bb, parlano delle tre D: delocalizzazione &#8211; deficit &#8211; debito. La delocalizzazione sposta i posti di lavoro dove il lavoro costa meno. All\u2019inizio funziona: nelle societ\u00e0 occidentali si lavora di meno, e si consumano di pi\u00f9 prodotti che costano meno. Ma, mentre la Cina e altri Paesi \u00abnuovi ricchi\u00bb producono senza consumare \u2013 il che non \u00e8 senza problemi, per loro e per noi \u2013, Nord America ed Europa consumano senza produrre, e creano deficit. A partire dagli anni 1970 l\u2019aumento dei consumi \u00e8 finanziato dal deficit degli Stati occidentali, il quale diventa debito che incombe talora sulle famiglie e talora sugli Stati. In Italia il rapporto debito\/PIL \u00e8 salito a fine 2013 al 133%, e il suo \u00abservizio\u00bb costa agli italiani 85 miliardi di euro all\u2019anno \u2013 con un trend che viaggia verso i cento miliardi \u2013, finanziati con un fisco da record mondiale e con una vessazione del contribuente che assume i caratteri di vera e propria persecuzione fiscale.<\/p>\n<p><strong>Al di l\u00e0 delle tre D \u2013 delocalizzazione, deficit e debito \u2013 emerge la quarta D<\/strong>, che \u00e8 insieme alle loro radici e all\u2019origine profonda della crisi: la demografia. L\u2019economista cattolico Ettore Gotti Tedeschi \u00e8 stato talora criticato per l\u2019eccessiva insistenza sulle\u00a0<a href=\"http:\/\/www.lanuovabq.it\/it\/articoli-linverno-demografico-la-vera-causa-della-crisi-8521.htm\" onclick=\"_gaq.push(['_trackEvent', 'outbound-article', 'http:\/\/www.lanuovabq.it\/it\/articoli-linverno-demografico-la-vera-causa-della-crisi-8521.htm', 'questioni demografiche']);\" >questioni demografiche<\/a>: ma, anche da un punto di vista sociologico, la sua lettura della crisi appare convincente. Cos\u00ec la riassume: \u00abSenza aumento delle nascite il Pil \u2013 di fatto e senza retorica accademica \u2013 nel mondo cresce solo se si fanno crescere i consumi individuali. Per creare una cultura di consumismo si devono installare nella cervice umana concetti di soddisfazione materialistica al posto di quelli di soddisfazione intellettuale e spirituale. [\u2026] Si comincia a \u201cmangiar\u201d risparmio per arrivare progressivamente alla magia dell\u2019indebitamento progressivo. In un sistema poi di welfare maturo la non crescita reale del Pil produce la crescita reale dei costi fissi (sanit\u00e0, pensioni, ecc.) che viene coperta da sempre maggiori imposte, che riducono il potere di acquisto e gli investimenti. Per sostenere detto potere di acquisto necessario ai consumi si delocalizzano le produzioni in Paesi a basso costo. Ma questo, senza strategie alternative, crea vulnerabilit\u00e0 di produzione e occupazione\u2026 In pratica crea la situazione cui siamo arrivati\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Se la demografia, e per altro verso la solitudine<\/strong>, stanno alle radici della crisi, allora la famiglia \u00e8 la prima risposta alla crisi. Ma, come ha detto Papa Francesco aprendo il Concistoro sul tema, \u00abla famiglia oggi \u00e8 disprezzata, \u00e8 maltrattata\u00bb. Dire s\u00ec alla famiglia \u2013 il che implica dire no a chi disprezza e maltratta la famiglia \u2013 \u00e8 dunque la conclusione e insieme l\u2019inizio di tutto, l\u2019ultimo, ma per importanza il primo, \u00abcomandamento\u00bb della dottrina sociale oggi.<\/p>\n<p><strong>Tutto questo c\u2019entra molto con la grande mobilitazione di popolo<\/strong>\u00a0che in Italia con i comitati S\u00ec alla famiglia, le Sentinelle in piedi e altre iniziative sta portando nelle piazze e nelle sale ogni giorno, ogni sera decine di migliaia di persone, che difendono la famiglia e rifiutano il cammino che secondo qualcuno dalla legge contro l\u2019omofobia dovrebbe portare inesorabilmente al \u00abmatrimonio\u00bb e alle adozioni omosessuali. C\u2019entra molto con tutte le dimensioni della crisi, economia compresa. Se si diffondono pi\u00f9 modelli alternativi di famiglia diminuisce il numero di famiglie. Se si diffondono pi\u00f9 modelli alternativi di matrimonio, la confusione sociale sull\u2019idea stessa del matrimonio fa diminuire i matrimoni. La propaganda LGBT cita in contrario uno studio del 2013 di Alexis Dinno e Chelsea Whitney, due ricercatori dell\u2019Universit\u00e0 di Portland secondo cui negli Stati degli Stati Uniti che hanno introdotto il \u00abmatrimonio omosessuale\u00bb i matrimoni tra un uomo e una donna non sono diminuiti. Il testo \u00e8 stato pubblicato su \u00abPlos One\u00bb, che non \u00e8, come si vuole far credere in Italia, una rivista prestigiosa ma un giornale online che afferma di sfidare le convenzioni accademiche pubblicando quello che le riviste universitarie rifiutano e intanto funziona come un vanity journal, cio\u00e8 si fa pagare dagli autori degli articoli. Comunque, se si legge bene lo studio di cui pure gli autori sono attivisti militanti in favore del \u00abmatrimonio\u00bb fra persone dello stesso sesso, si scopre che gli stessi ricercatori considerano il \u00abmatrimonio\u00bb omosessuale d\u2019introduzione troppo recente perch\u00e9 le serie statistiche che hanno raccolto possano essere significative. Ovviamente, il danno non si produce nel minuto esatto in cui uno Stato introduce il \u00abmatrimonio\u00bb omosessuale per legge. I matrimoni diminuiscono a causa di un clima culturale di cui le leggi sono solo una delle componenti.<\/p>\n<p><strong>Meno matrimoni significa meno figli<\/strong>. Quando espongo questa tesi in pubbliche conferenze, trovo quasi sempre qualche cortese oppositore che si alza e, con un sorrisetto ironico, mi fa notare che una donna non sposata \u00e8 altrettanto capace di fare figli di una donna sposata. Di norma ringrazio l\u2019interlocutore per la straordinaria rivelazione \u2013 senza di lui, gli dico, non ci sarei mai arrivato \u2013 ma gli spiego anche che sto parlando d\u2019altro. Non mi sto occupando di ginecologia, su cui non ho alcuna competenza, ma di sociologia.<\/p>\n<p><strong>Un ginecologo ci dir\u00e0 che le donne non sposate hanno la stessa possibilit\u00e0 biologica<\/strong>\u00a0di fecondit\u00e0 delle donne sposate. Ma il sociologo ci riveler\u00e0 che le donne non sposate hanno un tasso di fecondit\u00e0 pi\u00f9 basso. Lo dicono i numeri, e non c\u2019\u00e8 ideologia che riesca a cambiarli. Anche qui, si obiettano studi secondo cui in Paesi dove sono aumentate le coabitazioni e diminuiti i matrimoni \u2013 tra cui la Svezia e la Norvegia \u2013 il tasso di natalit\u00e0 non \u00e8 diminuito in modo significativo. Queste statistiche non ci dicono per\u00f2 nulla sul tasso di fertilit\u00e0 delle singole donne, sposate e non sposate, e cozzano contro gli studi molto dettagliati sugli Stati Uniti dello U.S. Census Bureau, da cui emerge con chiarezza come le donne sposate siano pi\u00f9 feconde. Estraendo e componendo i dati dal censimento americano del 2008 emerge come la percentuale di donne senza neppure un figlio era del 77,2% fra le donne non sposate e del 18,8% fra le donne sposate. Il numero medio di figli per ogni gruppo di mille donne sposate era di 1.784, per ogni gruppo di mille donne non sposate di 439. Le nascite medie all\u2019anno su mille donne sposate erano 83,6, su mille donne non sposate della stessa et\u00e0 41,5. E il dato statistico non \u00e8 poi cos\u00ec sorprendente. Fare un figlio non \u00e8 un semplice fatto biologico. Senza prospettive di stabilit\u00e0 e sicurezza per allevarlo ed educarlo, \u00e8 pi\u00f9 difficile che una donna decida oggi d\u2019intraprendere quest\u2019avventura, ed eventualmente resista alle sirene dell\u2019aborto.<\/p>\n<p><strong>I dati confermano dunque le parole del cardinale Angelo Bagnasco<\/strong>, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, all\u2019Assemblea Generale dei Vescovi italiani del 21 maggio 2013: \u00abLa famiglia non pu\u00f2 essere umiliata e indebolita da rappresentazioni similari che in modo felpato costituiscono un vulnus progressivo alla sua specifica identit\u00e0\u00bb. Tali \u00abrappresentazioni similari\u00bb indeboliscono e, come dice il cardinale Bagnasco, \u00abumiliano\u00bb la famiglia, creando un clima dove ci saranno meno famiglie, meno matrimoni, meno figli, meno produttori, meno consumatori, dunque pi\u00f9 debito, pi\u00f9 deficit, pi\u00f9 crisi, pi\u00f9 impoverimento, pi\u00f9 disperazione.<\/p>\n<p><strong>Vogliamo uscire dalla crisi? Lavoriamo per la famiglia<\/strong>. \u00c8 il tempo della prudenza, del lavoro, della generosit\u00e0. Ma \u00e8 soprattutto il tempo della preghiera.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La &#8220;buona politica&#8221; per la famiglia\u00a0di Massimo Introvigne Si chiamava Eduardo De Falco (1975-2014), ma per gli amici era \u00abSpeedy Pizza\u00bb. Aveva ideato un sistema per sfornare pizzette molto rapidamente nella sua panetteria di Casalnuovo di Napoli (Napoli). Si \u00e8 suicidato, inalando i gas di scarico della sua auto, il 19 febbraio 2014. 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