{"id":2099,"date":"2014-06-25T14:17:23","date_gmt":"2014-06-25T12:17:23","guid":{"rendered":"http:\/\/www.circololarocca.it\/larocca\/?p=2099"},"modified":"2014-06-25T14:17:23","modified_gmt":"2014-06-25T12:17:23","slug":"ammirare-e-redimere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.circololarocca.it\/larocca\/ammirare-e-redimere\/","title":{"rendered":"ammirare e redimere"},"content":{"rendered":"<div>\n<h1>Anas al-Italy. Ammirare e redimere la fede di un jihadista<\/h1>\n<div>\n<div><\/div>\n<div id=\"social_icon_article_top\">\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<\/div>\n<div><a title=\"Invia Anas al-Italy. Ammirare e redimere la fede di un jihadista\" href=\"mailto:?subject=Anas%20al-Italy.%20Ammirare%20e%20redimere%20la%20fede%20di%20un%20jihadista%20%7C%20Tempi.it&amp;body=Ti%20consiglio%20di%20leggere%20questo%20articolo%3A%20Anas%20al-Italy.%20Ammirare%20e%20redimere%20la%20fede%20di%20un%20jihadista.%5Cn%20Puoi%20leggerlo%20qui%3A%20http%3A%2F%2Fwww.tempi.it%2Fblog%2Fanas-al-italy-ammirare-e-redimere-la-fede-di-un-jihadista\"><img alt=\"Invia per Email\" src=\"http:\/\/cdn.tempi.it\/wp-content\/themes\/magazine-theme\/images\/mail.png\" \/><\/a>\u00a0<a><img alt=\"Stampa\" src=\"http:\/\/cdn.tempi.it\/wp-content\/themes\/magazine-theme\/images\/print.gif\" \/><\/a><\/div>\n<\/div>\n<div>Giugno 25, 2014\u00a0<a href=\"http:\/\/www.tempi.it\/blogs\/il-deserto-dei-tartari\" onclick=\"_gaq.push(['_trackEvent', 'outbound-article', 'http:\/\/www.tempi.it\/blogs\/il-deserto-dei-tartari', 'Rodolfo Casadei']);\" >Rodolfo Casadei<\/a><\/div>\n<\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div>\n<p><img loading=\"lazy\" alt=\"\" src=\"http:\/\/cdn.tempi.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/1506239_1440262602863713_251929579_o.jpg\" width=\"403\" height=\"297\" \/>Sabato scorso sono rimasto colpito da un\u00a0<a href=\"http:\/\/www.ilgiornale.it\/news\/esteri\/guerra-santa-italy-bresciano-1030112.html\" onclick=\"_gaq.push(['_trackEvent', 'outbound-article', 'http:\/\/www.ilgiornale.it\/news\/esteri\/guerra-santa-italy-bresciano-1030112.html', 'articolo di Gian Micalessin']);\" target=\"_blank\"><strong>articolo di Gian Micalessin<\/strong><\/a>\u00a0sul\u00a0<i>Giornale<\/i>\u00a0che rievocava la storia di Anas el Abboubi, nome di battaglia\u00a0<a href=\"http:\/\/www.tempi.it\/anas-al-italy-il-ventenne-bresciano-che-combatte-il-jihad-in-siria-per-eliminare-il-sistema-occidentale#.U6nCe41_tQY\" onclick=\"_gaq.push(['_trackEvent', 'outbound-article', 'http:\/\/www.tempi.it\/anas-al-italy-il-ventenne-bresciano-che-combatte-il-jihad-in-siria-per-eliminare-il-sistema-occidentale#.U6nCe41_tQY', 'Anas al-Italy']);\" target=\"_blank\"><strong>Anas al-Italy<\/strong><\/a>, un italo-marocchino che ha trascorso l\u2019infanzia e la giovinezza a Vobarno, in provincia di Brescia. L\u2019agosto dell\u2019anno scorso questo 21enne \u00e8 partito per combattere il jihad in Siria, nei ranghi dell\u2019Isil, lo Stato islamico dell\u2019Iraq e del Levante assurto agli onori e ai disonori delle cronache dopo i recenti clamorosi successi militari in Iraq e i massacri di soldati disarmati che si erano arresi.<br \/>\nAnas fino a pochi anni fa era il tipico esemplare di ragazzo immigrato che fa di tutto per integrarsi coi giovani del paese in cui la sua famiglia \u00e8 andata a vivere e che mantiene un tenue legame identitario con le tradizioni della famiglia e del popolo da cui proviene. Che non vuole rinunciare alle radici islamiche, ma nemmeno all\u2019edonismo e all\u2019apparente libert\u00e0 della condizione giovanile in Occidente. Compendio delle sue contrastanti aspirazioni era stato un reportage apparso nientemeno che su Mtv nel marzo del 2012 intitolato \u201cNel Ritmo di Allah: La storia di Mc Khalifh\u201d, dove Anas veniva lungamente intervistato e si presentava come un aspirante rapper capace di esprimere la rabbia giovanile da musulmano cresciuto in un paese europeo. Scrive Micalessin: \u00abAnas si ubriaca, fuma spinelli, fa del suo peggio per somigliare ai coetanei italiani. Ma non basta. \u201cAmo il tricolore, amo l\u2019Italia\u201d racconta Anas accusando per\u00f2 gli italiani di rifiutarlo. \u201c\u00c8 un blocco nella tua vita, sei sporco per loro\u201d. Da quell\u2019intervista inizia la trasformazione. Aboliti alcool, musica e spinelli abbraccia il Corano, si tuffa, nonostante l\u2019arabo stentato, nella lettura dei siti islamici pi\u00f9 estremisti\u00bb. Fino alla partenza come volontario jihadista per la Siria, dove quasi sicuramente Anas ha perduto la sua giovane vita: la sua pagina di Facebook, aggiornata con foto scattate nella regione di Aleppo e commenti militanti, si interrompe bruscamente con un ultimo messaggio il 28 gennaio scorso. Dopo di allora, pi\u00f9 nulla.<\/p>\n<p>Ho visitato la pagina Facebook di Anas, ho scorso le foto dei suoi album. Ne ho condivisa e commentata una sulla mia pagina personale. Nell\u2019immagine si vede lui in posa insieme a tre compagni d\u2019armi pi\u00f9 o meno della stessa et\u00e0, vestiti con la divisa nera di Isil, una bandiera dello Stato islamico e copie del Corano a decorare il tutto. Ho scritto: \u00abQuello che punta il dito verso l\u2019obiettivo del fotografo \u00e8 Anas al-Italy, ex rapper italo-marocchino, volontario jihadista per l\u2019Isil in Siria. Ha ucciso e quasi certamente \u00e8 stato ucciso. Se mi avesse incontrato quando ero in Siria, avrebbe ucciso pure me, per quello che ho scritto e per quello che non ho scritto. Eppure guardandolo in volto mi sento in colpa come un padre che non ha saputo fare abbastanza per insegnare a un figlio come si fa a vivere, e per cosa vale la pena veramente morire, dando la propria vita senza prendere quelle altrui. E adesso non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 altra speranza se non quella dell\u2019eternit\u00e0\u00bb.<br \/>\nI commenti alla foto e al mio testo e le condivisioni sono stati numerosi e vari. C\u2019\u00e8 chi ha scritto di comprendere i miei sentimenti e di sperare che la misericordia di Dio conceda ad Anas di partecipare alla Verit\u00e0, e chi invece non ha accettato che io potessi provare piet\u00e0 per il mio potenziale assassino, e ha espresso soddisfazione per la sua morte e per quella degli altri che hanno scelto di imbracciare le armi. C\u2019\u00e8 stato anche il laico indagatore che ha scritto: \u00abPerch\u00e9, se \u00e8 una speranza, voi cattolici la chiamate \u201cVerit\u00e0\u201d?\u00bb.<\/p>\n<p>Non mi sembra che piangere per il mio assassino (potenziale) sia un atteggiamento difficile da capire, che necessiti di spiegazioni, oppure al contrario che sia un indice di santit\u00e0 e di amore cristiano ammirevoli. Dopo avere richiamato in settimana il comandamento dell\u2019amore per il nemico, domenica papa Francesco ha riconosciuto che \u00e8 davvero difficile da praticare. Ha ragione. Ma provare piet\u00e0 per la morte di un ragazzo che ha la stessa et\u00e0 di mio figlio, che ascoltava la stessa musica e che \u2013 l\u2019ho scoperto visitando la sua pagina Facebook \u2013 leggeva gli articoli di tempi.it sulla Siria e sui jihadisti, no, non dovrebbe essere difficile. L\u2019amore per i nemici richiede una Grazia straordinaria, che possiamo invocare nella preghiera e che non possiamo darci da soli; la piet\u00e0 per il nemico, che sorge quando restiamo colpiti dalla sua debolezza, \u00e8 qualcosa proprio della natura umana. Si tratta semplicemente di non respingere la Grazia creaturale ordinaria, quella che viene dal semplice fatto di essere stati creati da Dio. La speranza che nell\u2019eternit\u00e0 diventi possibile quell\u2019accoglienza reciproca e quella pienezza di rapporto fra creature che nella vita terrena non sono state possibili, anche questa \u00e8 un\u2019esigenza naturale, un\u2019esigenza della ragione e del cuore.<\/p>\n<p>Gli atei e gli agnostici, compresi pesi massimi intellettuali come Marx, Engels e Freud, si ostinano ad affermare che la fede nella vita ultraterrena \u00e8 un\u2019illusione con cui gli esseri umani esorcizzano la paura della morte, cio\u00e8 della propria fine come individui. Dimostrano di non aver colto quel che di pi\u00f9 profondo c\u2019\u00e8 nel cuore umano. Un ateo che ha capito la natura profonda del desiderio e della speranza di eternit\u00e0 che appartengono all\u2019uomo c\u2019\u00e8 stato. Si chiamava Max Horkheimer, un filosofo neo-marxista della scuola di Francoforte, che nel suo\u00a0<i>Nostalgia del Totalmente Altro\u00a0<\/i>ha scritto: \u00abLa teologia \u00e8 la speranza che, nonostante questa ingiustizia, che caratterizza il mondo, non possa avvenire che l\u2019ingiustizia possa essere l\u2019ultima parola\u00bb.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 un desiderio di giustizia in noi che va dalle dinamiche dei rapporti personali pi\u00f9 intimi fino a quelle che dominano i rapporti politici ed economici a tutti i livelli. Desideriamo che sia rettificata l\u2019ingiustizia di un figlio morto troppo giovane, di un matrimonio che non ha resistito e si \u00e8 spezzato, di un amore grande e vero per una donna che \u00e8 andato perduto senza compiersi, di un rapporto padre-figlio o madre-figlia andati alla deriva nell\u2019irresponsabilit\u00e0 e nel rancore. Come pure l\u2019ingiustizia della morte per fame, per guerra, per genocidio e per tratta schiavista, della libert\u00e0 negata e della prigione per chi non si inchina al potere, dello sfruttamento economico che ruba agli sfruttati il presente e il futuro, dell\u2019aborto legale che non riconosce alcuna dignit\u00e0 alle vite dei pi\u00f9 indifesi. Senza la speranza dell\u2019eternit\u00e0, tutte queste ingiustizie e altre ancora sarebbero definitive, irreparabili. Senza la speranza dell\u2019eternit\u00e0, dovrei accettare come irredimibile l\u2019ingiustizia per cui Surur, ragazza cristiana 16 enne di Baghdad che si rifiutava di andare a scuola portando un velo islamico sopra i capelli scuri, \u00e8 stata violentata per un\u2019ora e sgozzata dentro casa mentre i genitori si trovavano nella stanza di fianco. Solo la speranza nel ritorno definitivo di Cristo mi permette di riprendere il fiato davanti a questa atrocit\u00e0, mi permette di prendere sonno la notte. E di mostrare la sua foto, raccontare la sua storia quando mi invitano a parlare dei cristiani perseguitati nel mondo.<\/p>\n<p>Per Anas provo un sentimento molto simile. Non riesco ad accettare che la parabola della sua vita si sia conclusa a quel modo, senza che nessuno abbia potuto farci nulla. Che la sua disponibilit\u00e0 al sacrificio di s\u00e9 per affermare una giustizia pi\u00f9 grande, per riconoscere una Verit\u00e0 che ci precede, si sia risolta in un exploit di violenza inflitta e patita, all\u2019insegna di quella frase agghiacciante contenuta nel suo ultimo post: \u00abLa vittoria \u00e8 nella morte\u00bb.<\/p>\n<p>S\u00ec, affidare e affidarsi alla misericordia divina \u00e8 giusto ma non basta. Fatti come questo ci interrogano su quello che potremmo e dovremmo fare perch\u00e9 la vita dei giovani come Anas non venga traviata da ideali falsi, e la loro vitalit\u00e0 e disponibilit\u00e0 al sacrificio non venga dirottata verso cause che non le meritano. Occorrerebbe partire da uno sguardo positivo su questi giovani, comunicare loro che li si vuole valorizzare, che gli si vuole bene. Ma da dove partire esattamente? Mi ha colpito una frase del vescovo di Costantina, Paul Desfarges, che un amico missionario mi ha recentemente trasmesso: \u00abIn un momento tentato dalla violenza interreligiosa, la nostra Chiesa d\u2019Algeria \u00e8 portatrice di una testimonianza non di tolleranza o di semplice coesistenza tra cristiani e musulmani, ma di incontro spirituale che va fino all\u2019ammirazione della fede dell\u2019altro, come si vede in Ges\u00f9 meravigliato della fede del Centurione o della Cananea\u00bb.<\/p>\n<p>Ammirare la fede dell\u2019altro, diversa dalla nostra. Ammirare la sua rinuncia a se stesso, alla vita comoda, al consenso sociale, agli idoli (il potere, il denaro, la lussuria) per un ideale pi\u00f9 grande. Non \u00e8 atteggiamento che vada di moda oggi. A parole si accettano tutte le diversit\u00e0, comprese quelle basate sulle fedi religiose: le si definisce un arricchimento della convivenza sociale. Ma nei fatti, basta che qualcuno cerchi di vivere coerentemente la sua fede nello spazio pubblico, che giudichi la realt\u00e0 sociale, politica, culturale secondo l\u2019esperienza di fede che fa, che si impegni al servizio del bene comune con la sua ragione illuminata dalla fede, e subito scattano le accuse: integralismo, fanatismo, riduzione della fede a ideologia, ecc. In queste accuse pu\u00f2 esserci una percentuale di verit\u00e0, pi\u00f9 alta o pi\u00f9 bassa a seconda dei casi. \u00c8 cos\u00ec facile cadere nella presunzione, confidando nell\u2019opera delle proprie mani pi\u00f9 che in quella di Dio, nell\u2019idolatria, amando quel che si fa pi\u00f9 di Colui che rende possibile il fare, nella strumentalizzazione di Dio e della fede per affermare in realt\u00e0 se stessi e i propri progetti, o la propria immagine di s\u00e9, o per camuffare le nevrosi e le insicurezze che non si vogliono ammettere. Ma queste sono le stesse tentazioni e gli stessi peccati di cui, normalmente, sono sporche le coscienze di coloro che puntano il dito contro questo o quel gruppo di credenti. Ha scritto Jean Baudrillard: \u00abIdeologia \u00e8 ci\u00f2 che il mio avversario pensa\u00bb. Quando qualcuno provoca la nostra coscienza rendendo una testimonianza che noi non abbiamo il coraggio di rendere, quando ci fa venire il sospetto che stiamo vivendo il nostro cristianesimo in modo molto borghese, o che abbiamo levigato ben bene la fede, smussando le asperit\u00e0 per renderci accettabili agli occhi del mondo (di\u00a0<i>questo\u00a0<\/i>mondo, quello dell\u2019anno 2014), la prima tentazione \u00e8 quella di disprezzare e svalutare l\u2019impegno di costui.<\/p>\n<p>Gli esempi di questa dinamica sono innumerevoli, ma uno in particolare mi addolora. Da tempo le critiche pi\u00f9 astiose e delegittimanti nei confronti di realt\u00e0 come il Movimento per la vita o come le Sentinelle in piedi vengono non dal mondo laicista, ma dall\u2019interno della Chiesa cattolica, da pastori e laici impegnati che alzano la voce e sollevano il dito indice per ammonire i cristiani che vorrebbero difendere con azioni politiche i bambini non nati e quelli che nascerebbero senza padre o senza madre se passassero certe leggi, che il loro impegno \u00e8 equivoco, ideologico e altro ancora. Davvero il diavolo non riposa mai, mi viene da pensare. Se attorno a questioni monumentali come l\u2019aborto, l\u2019abolizione della differenza sessuale, la generazione umana trasformata in produzione umana, la diseducazione sessuale dei bambini e degli adolescenti, ecc. i cristiani riescono a dividersi e ad alimentare profonde inimicizie dentro la Chiesa stessa, i casi possono essere solo due: o i cristiani sono molto stupidi, o il diavolo \u00e8 molto furbo. Sento gi\u00e0 chi dice: \u00abTutte e due le cose\u00bb. Pu\u00f2 darsi.<\/p>\n<p>Non intendo analizzare il problema. Vorrei solo richiamare tutti all\u2019atteggiamento che mons. Desfarges propone alla luce dell\u2019esperienza della sua piccola Chiesa: ammirare la fede dell\u2019altro. Cio\u00e8 ammirare ci\u00f2 che, nella fede dell\u2019altro, indica la sua obbedienza a una verit\u00e0 pi\u00f9 grande di s\u00e9, delle proprie idee, dei propri sentimenti, della propria convenienza. Solo quando avremo credibilmente dimostrato che ammiriamo la fede che \u00e8 in lui, potremo cominciare a formulare le critiche, le obiezioni e le confutazioni che ci sembra meritare. Io credo, con mons. Desfarges, che questa ammirazione per la fede dell\u2019altro cambi sia lui che noi, o almeno contenga il potenziale di un cambiamento: potenzialmente purifica la fede del nostro interlocutore e la nostra. Tenderei ad applicare la cosa a tutti coloro che sacrificano s\u00e9 per qualcosa di pi\u00f9 grande di s\u00e9: dalle Sentinelle in piedi fino ai jihadisti. Meglio, in quest\u2019ultimo caso, se non ancora jihadisti di fatto ma sulla strada per diventarlo. Quando ancora era Mc Khalif, rapper italo-marocchino, Anas si lamentava degli sguardi sospettosi e commiserevoli con cui veniva guardato per la sua fede musulmana. Premesso che chi crede, se crede davvero, in caso di persecuzione o discriminazione non pu\u00f2 e non deve cedere al vittimismo e ai cattivi sentimenti che da esso conseguono, ma deve mostrare tutta la virilit\u00e0 o femminilit\u00e0 che Dio ha infuso in lui\/lei; premesso questo, sono certo che sentirsi riconosciuto dagli altri nella forma dell\u2019ammirazione per la fede che professava avrebbe aiutato Anas a vivere e a far vivere per la verit\u00e0 piuttosto che a uccidere in nome della verit\u00e0.<\/p>\n<p>Per correggersi occorre sentirsi stimati. Chi non si sente stimato non pu\u00f2 che ribellarsi: deve reagire alla disistima dell\u2019altro, deve dimostrargli che fa sul serio, che ha le palle a differenza del suo critico. Arrivando a scrivere cose terribili come \u00abla vittoria \u00e8 nella morte\u00bb. Terribili, ma non irredimibili. Nel numero di\u00a0<i>Tempi<\/i>\u00a0che sta per andare in edicola ho scritto che il famoso e terrificante slogan jihadista \u00abvinceremo perch\u00e9 noi amiamo la morte pi\u00f9 di quanto voi amiate la vita\u00bb non ha niente di specificamente maomettano, non essendo altro che la sintesi del pensiero di Hegel nella\u00a0<i>Fenomenologia dello spirito\u00a0<\/i>sul tema della dialettica servo-padrone: chi \u00e8 subalterno ritrova la libert\u00e0 nel momento stesso in cui non ha pi\u00f9 paura della morte di fronte al potere superiore che lo ha subordinato. A quel punto i ruoli si invertono: potente e ricco quanto si vuole, chi ha paura della morte \u00e8 meno libero di chi quella paura l\u2019ha vinta.<\/p>\n<p>Anche un ateo profondamente religioso come Vasilij Grossman, uno che ha raccontato la battaglia di Stalingrado, ha saputo difendere la nobilt\u00e0 della morte umana, diversa da qualunque altra morte per la possibilit\u00e0 che ha l\u2019uomo di viverla con consapevolezza. In quella pagina di\u00a0<i>Vita e destino<\/i>\u00a0dove descrive i pensieri di chi sta tornando a vivere a Stalingrado dopo la battaglia: \u00abAvrebbero comunque vissuto da uomini e da uomini sarebbero morti e chi era gi\u00e0 morto era comunque morto da uomo: \u00e8 questa la vittoria amara ed eterna degli uomini su tutte le forze possenti e disumane che sempre sono state e sempre saranno nel mondo, su ci\u00f2 che passa e su ci\u00f2 che resta\u00bb.<\/p>\n<p>Ma per noi che ci diciamo cristiani il punto di riferimento \u00e8 la citazione da\u00a0<i>L\u2019annuncio a Maria<\/i>\u00a0di Claudel: \u00abForse che il fine della vita \u00e8 vivere? Non vivere, ma morire e dare in letizia quel che abbiamo. Qui sta la gioia, la libert\u00e0, la grazia, la giovinezza eterna!\u00bb. Dare la propria vita senza prendere quella altrui. Questo lo pu\u00f2 capire e fare proprio solo chi si sente voluto bene da qualcuno. Non sentimentalmente, ma profondamente: volere bene a qualcuno significa essere disposti a pagare un prezzo per quel voler bene, a rischiare s\u00e9 per un\u2019altra persona.<\/p>\n<p align=\"right\"><a href=\"http:\/\/twitter.com\/RodolfoCasadei\" onclick=\"_gaq.push(['_trackEvent', 'outbound-article', 'http:\/\/twitter.com\/RodolfoCasadei', '@RodolfoCasadei']);\" target=\"_blank\">@RodolfoCasadei<\/a><\/p>\n<\/div>\n<p>Leggi di Pi\u00f9:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.tempi.it\/blog\/anas-al-italy-ammirare-e-redimere-la-fede-di-un-jihadista#ixzz35eVP34R7\" onclick=\"_gaq.push(['_trackEvent', 'outbound-article', 'http:\/\/www.tempi.it\/blog\/anas-al-italy-ammirare-e-redimere-la-fede-di-un-jihadista#ixzz35eVP34R7', 'Anas al-Italy. Ammirare e redimere la fede di un jihadista | Tempi.it']);\" >Anas al-Italy. Ammirare e redimere la fede di un jihadista | Tempi.it<\/a><br \/>\nFollow us:\u00a0<a href=\"http:\/\/ec.tynt.com\/b\/rw?id=cayXBevJur4z9Yacwqm_6l&amp;u=Tempi_it\" onclick=\"_gaq.push(['_trackEvent', 'outbound-article', 'http:\/\/ec.tynt.com\/b\/rw?id=cayXBevJur4z9Yacwqm_6l&amp;u=Tempi_it', '@Tempi_it on Twitter']);\" target=\"_blank\">@Tempi_it on Twitter<\/a>\u00a0|\u00a0<a href=\"http:\/\/ec.tynt.com\/b\/rf?id=cayXBevJur4z9Yacwqm_6l&amp;u=tempi.it\" onclick=\"_gaq.push(['_trackEvent', 'outbound-article', 'http:\/\/ec.tynt.com\/b\/rf?id=cayXBevJur4z9Yacwqm_6l&amp;u=tempi.it', 'tempi.it on Facebook']);\" target=\"_blank\">tempi.it on Facebook<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Anas al-Italy. Ammirare e redimere la fede di un jihadista \u00a0 Giugno 25, 2014\u00a0Rodolfo Casadei Sabato scorso sono rimasto colpito da un\u00a0articolo di Gian Micalessin\u00a0sul\u00a0Giornale\u00a0che rievocava la storia di Anas el Abboubi, nome di battaglia\u00a0Anas al-Italy, un italo-marocchino che ha trascorso l\u2019infanzia e la giovinezza a Vobarno, in provincia di Brescia. L\u2019agosto dell\u2019anno scorso questo &#8230; <a class=\"read-more\" href=\"https:\/\/www.circololarocca.it\/larocca\/ammirare-e-redimere\/\">Leggi ancora<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":15,"featured_media":2068,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[9],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.circololarocca.it\/larocca\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2099"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.circololarocca.it\/larocca\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.circololarocca.it\/larocca\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.circololarocca.it\/larocca\/wp-json\/wp\/v2\/users\/15"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.circololarocca.it\/larocca\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2099"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.circololarocca.it\/larocca\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2099\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2100,"href":"https:\/\/www.circololarocca.it\/larocca\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2099\/revisions\/2100"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.circololarocca.it\/larocca\/wp-json\/wp\/v2\/media\/2068"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.circololarocca.it\/larocca\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2099"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.circololarocca.it\/larocca\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2099"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.circololarocca.it\/larocca\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2099"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}