{"id":2717,"date":"2016-01-10T13:26:06","date_gmt":"2016-01-10T12:26:06","guid":{"rendered":"http:\/\/www.circololarocca.it\/larocca\/?p=2717"},"modified":"2016-01-10T13:26:06","modified_gmt":"2016-01-10T12:26:06","slug":"del-cattivo-uso-della-sociologia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.circololarocca.it\/larocca\/del-cattivo-uso-della-sociologia\/","title":{"rendered":"Del cattivo uso della sociologia"},"content":{"rendered":"<p>DEL CATTIVO USO DELLA SOCIOLOGIA<\/p>\n<p>Caro Magister,<\/p>\n<p>Seguo con attenzione il Suo blog e ho notato i riferimenti ai dati ISTAT sulla pratica religiosa e ad altri dati, accompagnati da diverse interpretazioni dei Suoi cortesi interlocutori. Come sociologo, sono preoccupato dall\u2019uso improprio della sociologia come arma impropria nella contesa fra sostenitori e avversari di Papa Francesco. Alcuni di coloro che intervengono sembrano citare dati senza comprendere esattamente di che cosa si stia parlando.<\/p>\n<p>Comincio da un problema pi\u00f9 semplice, i partecipanti agli incontri a Roma con il Santo Padre (tutti, non solo le udienze del mercoled\u00ec) forniti dalla Prefettura della Casa Pontificia:<\/p>\n<p>2008 &#8211; 2.215.000<br \/>\n2009 &#8211; 2.243.900<br \/>\n2010 &#8211; Dato non fornito<br \/>\n2011 &#8211; 2.553.800<br \/>\n2012 &#8211; 2.351.200<br \/>\n2013 &#8211; 6.623.900<br \/>\n2014 &#8211; 5.916.800<br \/>\n2015 &#8211; 3.210.860<\/p>\n<p>I dati del 2013 riguardano solo il periodo dopo l\u2019elezione di Papa Francesco. Non sono in grado di rispondere al quesito su perch\u00e9 le statistiche del 2010 non siano state a suo tempo diffuse. Le statistiche si commentano da sole. Gli incontri con Papa Francesco sono arrivati nel 2013 (calcolando che il dato non si riferisce a un anno pieno) ad attirare oltre il triplo dei partecipanti agli incontri con Benedetto XVI. C\u2019\u00e8 stato un lieve calo nel 2014 rispetto al 2013, ma siamo comunque ben oltre il doppio della media di Papa Ratzinger. E c\u2019\u00e8 stato un calo notevole nel 2015, in una parte significativa determinato dal vero e proprio crollo del mese di dicembre, nonostante il Giubileo. Dal momento che nel 2015, e in particolare nel dicembre 2015, Papa Francesco non ha modificato il suo stile e la sua predicazione rispetto al periodo precedente, mi sembrerebbe pi\u00f9 ragionevole attribuire il dato ai proclami dell\u2019ISIS su imminenti attacchi a Roma, ai fatti di Parigi e al diffuso timore di attentati. Le interpretazioni vanno comunque tenute separate dai dati. I dati ci dicono che Papa Francesco attira pi\u00f9 fedeli a Roma di Papa Benedetto XVI. So benissimo che questo non ci dice nulla sulla qualit\u00e0 del suo Magistero. In questo testo parlo per\u00f2 solo ed esclusivamente di numeri e di sociologia.<\/p>\n<p>Vengo al problema pi\u00f9 serio, che occupa i sociologi della religione italiani \u2013 e non solo \u2013 in dibattiti spesso aspri da oltre vent\u2019anni. Avendo partecipato in prima persona a questi dibattiti, mi fa un po\u2019 sorridere l\u2019enfasi giornalistica sui dati ISTAT. Se fosse vero che in Italia il 33% della popolazione andava a Messa regolarmente sotto Benedetto XVI e \u00absolo\u00bb il 28,8% sotto Francesco, l\u2019Italia sarebbe un esempio clamoroso di successo della nuova evangelizzazione, e i nostri vescovi dovrebbero essere lodati per avere messo in atto campagne missionarie di straordinaria efficacia ignote in altri Paesi. Con l\u2019eccezione della piccola Malta e della Polonia, i dati noti ai sociologi sono inferiori al 28,8% in tutti i Paesi europei. L\u2019Italia avrebbe quattro volte i praticanti cattolici della Francia e quasi il triplo della Svizzera e della Germania.<\/p>\n<p>Purtroppo, questi dati sull\u2019Italia non sono reali. Se si fa una media delle conclusioni delle ricerche compiute dai sociologi italiani che si sono occupati di questo problema nel XXI secolo, la valutazione si attesta intorno, o un po\u2019 sotto, al 20%. Il centro studi che io dirigo, il CESNUR, stima il 18,5%. Da che cosa deriva la discrepanza con l\u2019ISTAT? Non \u00e8 che l\u2019ISTAT abbia \u00absbagliato\u00bb. \u00c8 che stiamo contando cose diverse. Anzitutto, chi traduce il dato ISTAT in pratica cattolica non si avvede che i questionari dell\u2019ISTAT sono formulati in modo religiosamente neutro. Chiedono se si frequentano \u00abluoghi di culto\u00bb e non luoghi di culto cattolici. Molti li interpretano come se l\u2019Italia fosse ancora un Paese a monocultura religiosa cattolica. Non \u00e8 cos\u00ec. Il 2,9% dei cittadini italiani \u2013 secondo i dati aggiornati presentati su\u00a0<a href=\"http:\/\/www.cesnur.com\/\" onclick=\"_gaq.push(['_trackEvent', 'outbound-article', 'http:\/\/www.cesnur.com\/', 'www.cesnur.com']);\" title=\"http:\/\/www.cesnur. \"  target=\"_blank\">www.cesnur.com<\/a>, il nuovo sito del CESNUR dedicato esclusivamente al pluralismo religioso in Italia e che affianca il sito istituzionale\u00a0<a href=\"http:\/\/www.cesnur.org\/\" onclick=\"_gaq.push(['_trackEvent', 'outbound-article', 'http:\/\/www.cesnur.org\/', 'www.cesnur.org']);\" title=\"http:\/\/www.cesnur. \"  target=\"_blank\">www.cesnur.org<\/a> \u2013 appartiene a una minoranza religiosa. Attenzione: stiamo parlando di cittadini italiani, non di immigrati (se si contano i presenti sul territorio nazionale, immigrati compresi, la percentuale di fedeli di minoranze religiose sale al 9,1%). Il 2,9% pu\u00f2 sembrare modesto, ma occorre considerare che si tratta in maggioranza di convertiti di prima generazione, per definizione praticanti. Se uno lascia il cattolicesimo o l\u2019ateismo per convertirsi al pentecostalismo attirato dalle sue funzioni \u00abcalde\u00bb, di solito va poi regolarmente a queste celebrazioni. I pentecostali italiani sono 319.000, e la percentuale di non praticanti \u00e8 molto bassa. Per tacere dei 75.000 membri del gruppo buddhista della Soka Gakkai, una realt\u00e0 religiosa definita appunto dalla \u00abpratica\u00bb ben pi\u00f9 che da una dottrina.<\/p>\n<p>Soprattutto, l\u2019ISTAT \u2013 come tanti altri istituti le cui statistiche finiscono spesso sui giornali \u2013 non conta chi va effettivamente in un luogo di culto, ma chi dice di andarci all\u2019intervistatore. Si tratta di due dati molto diversi. Anche i non sociologi sanno quanto diverso sia contare chi dice che voter\u00e0 un determinato partito nei sondaggi e chi lo vota effettivamente nelle urne. Ormai in tutti i Paesi per le cerimonie religiose si studia l\u2019over-reporting, cio\u00e8 la discrepanza fra chi risponde agli intervistatori dichiarando di essere andato in chiesa la settimana precedente e chi ci \u00e8 andato per davvero. Come si fa? \u00c8 semplice, ma \u00e8 costoso. Occorre in una zona determinata rilevare con pazienza tutti i luoghi di culto, anche semi-privati e minimi, e in un week-end dato (iniziando il venerd\u00ec, perch\u00e9 ci sono anche le moschee) dispiegare rilevatori muniti di semplici macchine calcolatrici e registrare le entrate effettive. Dopo di che si procede con la consueta indagine telefonica a campione del tipo di quella realizzata dall\u2019ISTAT, chiedendo agli intervistati se hanno partecipato a una funzione religiosa nella settimana precedente.<\/p>\n<p>Conosco un solo Paese al mondo dove, con impiego di risorse massicce da parte dei vescovi cattolici, esiste una \u00abdomenica delle statistiche\u00bb in cui, da molti anni, avviene una rilevazione di questo genere in tutti i luoghi dove si celebra una Messa cattolica, seguita da un\u2019indagine telefonica a campione. Si tratta della Polonia. I dati non sono esattamente pubblicizzati, ma sono accessibili agli studiosi. Il margine medio di over-reporting \u00e8 del 12%, con punte pi\u00f9 alte, fino al 16%. Questo significa che se, per esempio, in una regione polacca il 40% dichiara di essere andato a Messa nel week-end precedente, il conto alle porte delle chiese rivela che il dato reale \u00e8 fra il 24% e il 28%.<\/p>\n<p>In Italia non si sono mai trovate le risorse per indagini nazionali del tipo di quella polacca, ma esistono due serie statistiche costruite da Alessandro Castegnaro in Veneto e dal sottoscritto e PierLuigi Zoccatelli in Sicilia. Si pu\u00f2 discutere sulla rappresentativit\u00e0 di dati regionali, ma rimane il dato curioso che in Veneto e in Sicilia il dato di partecipazione reale alla Messa rilevato con il conteggio alle porte delle chiese \u00e8 quasi identico: 18,5% in Sicilia e 18,3% in Veneto. Dati che corrispondono alla stima dei praticanti regolari in diverse importanti ricerche sociologiche nazionali. Praticanti cattolici: la Sicilia \u00e8 una delle regioni italiane con il maggior numero di pentecostali e i praticanti di altre religioni che abbiamo rilevato sono un altro 3,5% della popolazione totale. Nella stessa indagine siciliana \u2013 descritta nel volume di cui sono autore con Zoccatelli La Messa \u00e8 finita? (Sciascia, Caltanissetta-Roma 2010) \u2013 nell\u2019indagine telefonica si dichiarava praticante regolare il 33,6% della popolazione, cio\u00e8 al netto dei non cattolici il 30,1%. Il dato dell\u2019over-reporting corrisponde a quello medio polacco.<\/p>\n<p>Chiudo con tre commenti finali. Primo: coloro che riferiscono all\u2019ISTAT o ad altri di essere andati a Messa ma in realt\u00e0 non ci sono andati non sono semplici bugiardi. Considerarli mentitori o burloni che si divertono a ingannare gli intervistatori sarebbe un altro modo di usare in modo sbagliato la sociologia. Tutti gli studi sull\u2019over-reporting considerano il numero di chi dichiara di aver frequentato una funzione religiosa, anche se non lo ha fatto, tutt\u2019altro che irrilevante. Le risposte esprimono infatti un\u2019identit\u00e0 e un\u2019identificazione con la pratica religiosa che \u00e8 sociologicamente interessante, anche se non corrisponde a una pratica reale.<\/p>\n<p>Secondo: le serie statistiche sulla partecipazione alla Messa mostrano che ha senso trarne conclusioni solo sul lungo periodo, ripetendo pi\u00f9 volte le stesse indagini, anche in luoghi diversi. Il calo dei partecipanti alla Messa nell\u2019Europa Occidentale \u2013 discorsi diversi valgono per altri continenti, Stati Uniti compresi \u2013 \u00e8 iniziato negli anni 1960 e, pur non procedendo in modo lineare, \u00e8 sempre continuato. Non possiamo neppure attribuirlo a fenomeni interni alla Chiesa Cattolica perch\u00e9 nelle denominazioni protestanti storiche il calo \u00e8 stato ancora pi\u00f9 marcato. In Italia abbiamo avuto un contenimento nel danno nei primi anni del pontificato di Giovanni Paolo II: ma \u00e8 un dato che possiamo accertare e studiare seriamente solo ora, a distanza di qualche decennio. Dire adesso che il numero dei fedeli che vanno a Messa \u00e8 aumentato o diminuito nel pontificato di Papa Francesco non ha molto senso.<\/p>\n<p>Terzo: ho coniato io la formula \u00abeffetto Francesco\u00bb in una ricerca del 2013. Sono contento che sia stata ripresa in centinaia di altre ricerche e migliaia di articoli: ne ho trovati anche in Cina e in India. Vorrei per\u00f2 precisare che l\u2019\u00abeffetto Francesco\u00bb delle mie due ricerche (2013 e 2014) non si riferiva affatto alla pratica religiosa festiva. Avendo partecipato ai dibattiti sul punto, e diretta una delle pi\u00f9 note ricerche italiane sul tema, so benissimo che la pratica religiosa va misurata nel lungo periodo ed \u00e8 influenzata da una serie complessa di variabili. Le mie ricerche per cui ho coniato l\u2019espressione \u00abeffetto Francesco\u00bb miravano a confermare o smentire quanto Andrea Tornielli ed altri giornalisti avevano riferito in modo aneddotico: il fatto che un certo numero di parroci e rettori di santuari descrivevano persone da anni lontane dalla Chiesa che mostravano un nuovo interesse per il cattolicesimo, citando specificamente la persona del nuovo Papa come ragione di questo riavvicinamento. Attenzione: nuovo interesse per la Chiesa non significa decisione di partecipare regolarmente alla Messa domenicale. La partecipazione alla Messa si misura, come ho cercato di spiegare, con tutt\u2019altra metodologia.<\/p>\n<p>Su un campione di parroci italiani, il 50% ha confermato l\u2019esistenza dell\u2019\u00abeffetto Francesco\u00bb nella propria comunit\u00e0, mentre il 50% non lo ha constatato. L\u2019indagine \u00e8 stata ripetuta da colleghi britannici \u2013 con un \u00abeffetto Francesco\u00bb lievemente superiore a quello italiano \u2013 e statunitensi, con un \u00abeffetto Francesco\u00bb inferiore. Conclusione: l\u2019\u00abeffetto Francesco\u00bb non \u00e8 unanimemente diffuso, ma non \u00e8 neppure un\u2019invenzione giornalistica.<\/p>\n<p>Ancora una volta, tutto questo non ci dice nulla sulla qualit\u00e0 del Magistero di Papa Francesco. Ma non tirate per la giacchetta i sociologi.<\/p>\n<p>Un cordiale saluto.<\/p>\n<p>Massimo Introvigne<\/p>\n<p>&lt;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>DEL CATTIVO USO DELLA SOCIOLOGIA Caro Magister, Seguo con attenzione il Suo blog e ho notato i riferimenti ai dati ISTAT sulla pratica religiosa e ad altri dati, accompagnati da diverse interpretazioni dei Suoi cortesi interlocutori. 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