{"id":3207,"date":"2018-10-27T02:20:55","date_gmt":"2018-10-27T00:20:55","guid":{"rendered":"https:\/\/www.circololarocca.it\/larocca\/?p=3207"},"modified":"2018-10-27T02:20:55","modified_gmt":"2018-10-27T00:20:55","slug":"la-croce-e-la-mezzaluna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.circololarocca.it\/larocca\/la-croce-e-la-mezzaluna\/","title":{"rendered":"LA CROCE E LA MEZZALUNA"},"content":{"rendered":"<h1>LA CROCE E LA MEZZALUNA, LA SFIDA FRA FONDAMENTALISMO ISLAMICO E IDENTITA\u2019 CRISTIANA. ALLARGARE GLI ORIZZONTI DELLA RAZONALITA\u2019.<\/h1>\n<p>Oltre le sovranit\u00e0, interna, esterna, personale che si riconoscono ad uno Stato, c\u2019\u00e8 una sovranit\u00e0 determinabile in senso negativo, attraverso i limiti che lo Stato dovrebbe porre a s\u00e9 stesso e fra essi ritroviamo il riconoscimento della Chiesa nel proprio ordine, oltre che il riconoscimento di una sovranit\u00e0 personale sulla coscienza di ogni uomo.<\/p>\n<p>Trattare della storia dei rapporti \u2013 scontri fra Croce e Mezzaluna, si ritiene che esuli dal contesto in cui questo intervento viene inserito, giova comunque il richiamo a due opere sul tema, la pi\u00f9 ampia e scientifica \u00e8 quella di Alberto Leoni, con prefazione di Mons. Luigi Negri, titolata: <em>\u201cLa Croce e la Mezzaluna, Le guerre tra le nazioni cristiane e l\u2019Islam. Una storia militare dalle conquiste arabe dal secolo VII ai giorni nostri\u201d<\/em> <a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>, che ripercorre le vicende iniziate con le prime conquiste dell\u2019Islam nel suo primo secolo di vita per arrivare ai fatti successivi all\u201911 settembre 2001, e quella concentrata sul periodo intercorrente fra la caduta di Costantinopoli (25 luglio 1453) alla battaglia di Lepanto (7 ottobre 1571) di Arrigo Petacco<em>: \u201cLa Croce e la Mezzaluna. Lepanto 7 ottobre 1571: quando la Cristianit\u00e0 respinse l\u2019Islam\u201d<\/em> <a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>.<\/p>\n<p>Per evitare il ripetersi della conflittuale e spesso sanguinosa storia dei rapporti fra Cristianesimo e Islam, occorre ripercorre due sentieri ambedue di sovranit\u00e0: il primo sul versante di una corretta visione del rapporto \u201cfede e ragione\u201d; il secondo su quello del \u201ccristianesimo vissuto\u201d sentiero che porta allo svelarsi pieno e di contagiosa gioia dell\u2019identit\u00e0 cristiana vissuta e non solo conclamata.<\/p>\n<p>Il primo sentiero ci porta alla mente il memorabile discorso di Papa Benedetto XVI, nell\u2019aula magna dell\u2019Universit\u00e0 di Regensburg del 12 settembre 2006, titolato \u201cFede, ragione e universit\u00e0. Ricordi e riflessioni<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a>.<\/p>\n<p>Il discorso provoc\u00f2 scandalo e reazioni contrarie anche violente nei confronti dei cristiani; l\u2019intervento \u00e8 fondamentale per impostare un corretto dialogo intereligioso con l\u2019Islam che, come si ricorder\u00e0, partiva dal dialogo che il dotto imperatore bizantino Manuele II Paleologo, svolse nel 1391 nei quartieri d\u2019inverno nei pressi di Ankara, con un erudito persiano che conosceva sia il cristianesimo che l\u2019islam. Fu probabilmente lo stesso imperatore durante l\u2019assedio di Costantinopoli tra il 1394 e il 1402 a mettere per iscritto tale dialogo, che Benedetto XVI ha riportato al centro del proprio discorso: &lt;&lt;<em>Nel settimo colloquio (\u03b4\u03b9\u03ac\u03bb\u03b5\u03be\u03b9\u03c2\u00a0\u2013 controversia) edito dal prof. Khoury, l&#8217;imperatore tocca il tema della jih\u0101d, della<strong>\u00a0<\/strong>guerra santa. Sicuramente l&#8217;imperatore sapeva che nella\u00a0sura\u00a02, 256 si legge: &#8220;Nessuna costrizione nelle cose di fede&#8221;. \u00c8 probabilmente una delle\u00a0sure\u00a0del periodo iniziale, dice una parte degli esperti, in cui Maometto stesso era ancora senza potere e minacciato. Ma, naturalmente, l&#8217;imperatore conosceva anche le disposizioni, sviluppate successivamente e fissate nel Corano, circa la guerra santa. Senza soffermarsi sui particolari, come la differenza di trattamento tra coloro che possiedono il &#8220;Libro&#8221; e gli &#8220;increduli&#8221;, egli, in modo sorprendentemente brusco,<strong>\u00a0<\/strong>brusco al punto da essere per noi inaccettabile, si rivolge al suo interlocutore semplicemente con la domanda centrale sul rapporto tra religione e violenza in genere, dicendo: &#8220;Mostrami pure ci\u00f2 che Maometto ha portato di nuovo, e vi troverai soltanto delle cose cattive e disumane, come la sua direttiva di diffondere per mezzo della spada la fede che egli predicava&#8221;.\u00a0L&#8217;imperatore, dopo essersi pronunciato in modo cos\u00ec pesante, spiega poi minuziosamente le ragioni per cui la diffusione della fede mediante la violenza \u00e8 cosa irragionevole. La violenza \u00e8 in contrasto con la natura di Dio e la natura dell&#8217;anima. &#8220;Dio non si compiace del sangue &#8211; egli dice -, non agire secondo ragione, \u201e\u03c3\u03c5\u0300\u03bd \u03bb\u03cc\u03b3\u03c9\u201d, \u00e8 contrario alla natura di Dio. La fede \u00e8 frutto dell&#8217;anima, non del corpo. Chi quindi vuole condurre qualcuno alla fede ha bisogno della capacit\u00e0 di parlare bene e di ragionare correttamente, non invece della violenza e della minaccia\u2026 Per convincere un&#8217;anima ragionevole non \u00e8 necessario disporre n\u00e9 del proprio braccio, n\u00e9 di strumenti per colpire n\u00e9 di qualunque altro mezzo con cui si possa minacciare una persona di morte\u2026&#8221;. L&#8217;affermazione decisiva in questa argomentazione contro la conversione mediante la violenza \u00e8: non agire secondo ragione \u00e8 contrario alla natura di Dio. L&#8217;editore, Theodore Khoury, commenta: per l&#8217;imperatore, come bizantino cresciuto nella filosofia greca, quest&#8217;affermazione \u00e8 evidente. Per la dottrina musulmana, invece, Dio \u00e8 assolutamente trascendente. La sua volont\u00e0 non \u00e8 legata a nessuna delle nostre categorie, fosse anche quella della ragionevolezza.\u00a0In questo contesto Khoury cita un&#8217;opera del noto islamista francese R. Arnaldez, il quale rileva che Ibn Hazm si spinge fino a dichiarare che Dio non sarebbe legato neanche dalla sua stessa parola e che niente lo obbligherebbe a rivelare a noi la verit\u00e0. Se fosse sua volont\u00e0, l&#8217;uomo dovrebbe praticare anche l&#8217;idolatria.&gt;&gt;<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\"><strong>[4]<\/strong><\/a>.<\/em><\/p>\n<p>Vale la pena proseguire nella lettura che rammenta l\u2019avvicinamento tra la fede biblica e l\u2019interrogarsi greco, per proseguire con una dotta trattazione delle tre ondate di de-ellenizzazione, che hanno portato a ritenere in occidente che solo la ragione sia forma universale di pensiero, depotenziando il concetto di sovranit\u00e0 di fede e ragione inscindibilmente unite che ha retto le sorti dell\u2019antropologia sino a Cartesio.<\/p>\n<p>In quest\u2019ottica, Benedetto XVI ci ricorda infatti che, per diventare capaci di un vero e fecondo dialogo tra culture e religioni, dialogo:\u201d <em>di cui abbiamo un cos\u00ec urgente bisogno\u201d <\/em>necessiti che nel mondo occidentale si affermi una ragione che non sia sorda di fronte al divino e che non respinga la religione nell\u2019ambito delle sottoculture, rendendosi cos\u00ec incapace di inserirsi nel dialogo delle culture.<\/p>\n<p>\u00c8 questa impostazione dominante oggi in occidente, che viene avversata dalle culture intrinsecamente religiose che ritengono l\u2019esclusione del divino dall\u2019universalit\u00e0 della ragione un attentato alle loro convinzioni pi\u00f9 profonde.<\/p>\n<p>Risulta evidente peraltro che sussistono altre ragioni geopolitiche ad originare il sanguinoso scontro, fra occidente e Islam cui tutt\u2019oggi stiamo assistendo, che per\u00f2 ad un attento osservatore risulta non essere uno scontro tra <em>cristianesimo<\/em> e islam, anche se ha come epicentro i luoghi santi.<\/p>\n<p>La propagandistica definizione dei soldati occidentali o russi come nuovi crociati oscura le vere ragioni della loro presenza sul campo, come errata appare la convinzione di ritenere tutti i mussulmani in occidente dei terroristi.<\/p>\n<p>Lo scontro tra culture religiose sovraniste &#8211; ricominciato nel 1979 quando l\u2019ayatollah Khomeini, con il plauso occidentale, deponeva lo sci\u00e0 Reza Pahlavi, modernizzatore alleato degli Usa &#8211; \u00a0determin\u00f2 quella svolta radicale di tutto il mondo islamico, il ritorno al richiamo della guerra santa e totale contro il \u201cgrande satana\u201d cio\u00e8 gli Usa , Israele e l\u2019occidente cristiano, una riproposizione e diffusione della tradizione sciita del \u201cmartirio per l\u2019islam\u201d che giunge sino a noi oggi attraverso le diverse denominazioni politico-territoriali (Talebani, Al Quaida, Isis, Boko Aram etc.).<\/p>\n<p>Fino al 1980 i rapporti tra cristiani e islam non erano un problema se non in Sudan e tutti temevano il pericolo \u201ccomunista\u201d dei partiti filo cinesi o filo sovietici andati al potere in varie aree del terzo mondo.<\/p>\n<p>Occorre quindi, come insegna anche il regnante Pontefice Francesco, sotto il profilo dei rapporti comunicativi culturali, evitare di dare valenza di specifica guerra di religione al clima che stiamo vivendo, ricominciando a dialogare sulla vita.<\/p>\n<p>L\u2019alternativa a tale impostazione \u00e8 la violenza e la guerra: invece di pensare all\u2019islam in una prospettiva di scontro di civilt\u00e0, occorre ripartire dalla considerazione della comune consapevolezza del monoteismo, strada obbligata perch\u00e9 i popoli entrino nell\u2019Alleanza con Dio. Il difetto che i missionari trovano nei paesi in cui svolgono il loro servizio, e che ognuno di noi pu\u00f2 cogliere a casa propria, risiede nella difficolt\u00e0 di individuare la natura dei due mondi religiosi, ognuno dotato di un proprio criterio di sovranit\u00e0 specifico ed ineludibile; questa considerazione deve richiamare l\u2019attenzione dei nostri teologi, filosofi ed intellettuali, dei centri culturali, dei media, delle associazioni, delle universit\u00e0.<\/p>\n<p>Centrale per\u00f2 da parte cristiana oltre allo sforzo fenomenologico e il ritorno <em>ad <\/em>intra dello sviluppo e approfondimento dell\u2019identit\u00e0 cristiana, una rinnovata ricerca di una sovranit\u00e0 spirituale ed intellettuale della nostra fede, che se non vissuta in modo cosciente e coerente, determiner\u00e0 la prosecuzione di quel corto circuito fra fede e ragione che si richiamava in esordio, e, pertanto la perdita inevitabile della propria sovranit\u00e0 ed identit\u00e0 culturale e spirituale, e quindi sociale.<\/p>\n<p><em>\u201cBisogna vivere come si pensa, se no, prima o poi, si finisce di pensare come si \u00e8 vissuto\u201d<a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\"><strong>[5]<\/strong><\/a><\/em> rammenta Paul Bourget, questo grande insegnamento \u00e8 richiamo al ritorno ad un \u201ccristianesimo vissuto\u201d senza cui ogni dialogo e azione missionaria sono vani.<\/p>\n<p>Sul tema giova il richiamo e lettura alla recente opera di Rod Dreher, titolata \u201cOpzione Benedetto. Una strategia per i cristiani in un mondo post-cristiano\u201d<a href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[6]<\/a> utile richiamo per ritrovare la propria piena identit\u00e0 cristiana e riacquistare una sovranit\u00e0 piena sul nostro patrimonio religioso, presupposti, fra l\u2019altro, per istaurare un corretto dialogo intereligioso e di sovranit\u00e0 con l\u2019islam. Due sovrani accorti possono vivere nel proprio ambito rispettando i confini l\u2019uno dell\u2019altro, e implementando gli scambi culturali e commerciali, al fine di arricchire il proprio punto di vista mantenendo la propria identit\u00e0 sovrana nel proprio ambito.<\/p>\n<p>Rod Dreher accende una luce sulla reazione dei monaci di Norcia alla catastrofe che ha ridotto in macerie il monastero del luogo di nascita di san Benedetto, un richiamo per tutti coloro che intendono mantenere o ritornare all\u2019identit\u00e0 cristiana; si legge infatti nelle dichiarazioni dell\u2019Abate di Norcia: <em>\u201cNell\u2019agosto 2016, un terremoto devastante scosse la loro regione. Quando la scossa arriv\u00f2 nel bel mezzo della notte, i monaci erano svegli a pregare il mattutino e fuggirono dal monastero riparando per sicurezza nella piazza aperta.<\/em> <em>Pi\u00f9 tardi, padre Cassiano riflett\u00e9 che il terremoto simboleggiava lo sbriciolarsi della cultura cristiana dell\u2019Occidente, ma che c\u2019era un secondo simbolo di speranza quella notte: \u2018Il secondo simbolo erano le persone raccolte attorno alla statua di san Benedetto, in piazza, per pregare\u2019, e il padre scrisse ai sostenitori. \u2018\u00c8 l\u2019unico modo di ricostruire\u2019\u201d<a href=\"#_ftn7\" name=\"_ftnref7\"><strong>[7]<\/strong><\/a>.<\/em><\/p>\n<p>Anche Benedetto XVI dal momento della sua abdicazione si concepisce come un vecchio monaco che, dopo il 28 febbraio 2013, sente come suo dovere dedicarsi soprattutto alla preghiera per la Madre Chiesa, per il Suo successore Francesco e per il Ministero petrino istituito da Cristo stesso.<\/p>\n<p>Perci\u00f2, con riguardo all\u2019opera di Dreher, questo vecchio Papa-monaco dal monastero\u00a0<em>Mater Ecclesiae<\/em>\u00a0dietro la Basilica di San Pietro rimanderebbe a un discorso che l\u2019allora Papa in carica tenne al\u00a0<em>Coll\u00e8ge des Bernardins<\/em>\u00a0di Parigi<strong>\u00a0<\/strong>il 12 settembre 2008 di fronte alla\u00a0<em>\u00e9lite\u00a0<\/em>intellettuale di Francia<a href=\"#_ftn8\" name=\"_ftnref8\">[8]<\/a>.<\/p>\n<p>Il Papa, di fronte al grande sconvolgimento culturale prodotto dalla migrazione dei popoli e dai nuovi ordini statali che stavano formandosi, rammenta che i monasteri erano i luoghi in cui sopravvivevano i tesori della vecchia cultura e dove, in riferimento ad essi, veniva lentamente formata una nuova cultura. Disse allora Benedetto XVI, e si chiese: <em>\u201cMa come avveniva questo? Quale era la motivazione delle persone che in questi luoghi si riunivano? Che intenzioni avevano? Come hanno vissuto? Innanzitutto e per prima cosa si deve dire, con molto realismo, che non era loro intenzione creare una cultura e nemmeno conservare una cultura del passato. La loro motivazione era molto pi\u00f9 elementare. Il loro obiettivo era:\u00a0<\/em>quaerere Deum<em>, cercare Dio. Nella confusione dei tempi in cui niente sembrava resistere, essi volevano fare la cosa essenziale: impegnarsi per trovare ci\u00f2 che vale e permane sempre, trovare la Vita stessa. Erano alla ricerca di Dio. Dalle cose secondarie volevano passare a quelle essenziali, a ci\u00f2 che, solo, \u00e8 veramente importante e affidabile. Si dice che erano orientati in modo \u2018escatologico\u2019. Ma ci\u00f2 non \u00e8 da intendere in senso cronologico, come se guardassero verso la fine del mondo o verso la propria morte, ma in un senso esistenziale: dietro le cose provvisorie cercavano il definitivo. [\u2026]\u00a0<\/em>Quaerere Deum,<em>\u00a0cercare Dio e lasciarsi trovare da Lui: questo oggi non \u00e8 meno necessario che in tempi passati. Una cultur<\/em>a <em>meramente<\/em>\u00a0<em>positivista che rimuovesse nel campo soggettivo come non scientifica la domanda su Dio, sarebbe la capitolazione della ragione, la rinuncia alle sue possibilit\u00e0 pi\u00f9 alte e quindi un tracollo dell\u2019umanesimo, le cui conseguenze non potrebbero essere che gravi. Ci\u00f2 che ha fondato la cultura dell\u2019Europa, la ricerca di Dio e la disponibilit\u00e0 ad ascoltarLo, rimane anche oggi il fondamento di ogni vera cultura.\u201d<a href=\"#_ftn9\" name=\"_ftnref9\"><strong>[9]<\/strong><\/a><\/em><\/p>\n<p>Sin qui Benedetto XVI, il 12 settembre 2008, sulla vera \u201cOpzione\u201d di san Benedetto da Norcia.<\/p>\n<p>Come non ricollegare questo sapiente pensiero ad un\u2019altra frase del capitolo 4,21 della Regola di San Benedetto che in egual modo e tacitamente attraversa e anima l\u2019intero libro di Dreher, come fosse il suo\u00a0<em>cantus firmus<\/em>. Sono le leggendarie parole \u201c<em>Nihil amori Christi praeponere\u201d<\/em>\u00a0che, tradotte, significano:\u00a0Nulla si anteponga all\u2019amore per Cristo<a href=\"#_ftn10\" name=\"_ftnref10\">[10]<\/a>. \u00c8 la chiave alla quale si deve l\u2019intera meraviglia del monachesimo occidentale.<\/p>\n<p>Benedetto da Norcia \u00e8 stato un faro durante la migrazione dei popoli, quando nei rivolgimenti del tempo salv\u00f2 la Chiesa e rifondando con ci\u00f2 in certo senso la civilt\u00e0 europea, conservando e fornendo nuovo impulso all\u2019idea di sovranit\u00e0 di una cultura imperitura e inalienabile.<\/p>\n<p>Benedetto Tusa<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> Alberto Leoni, con prefazione di Mons. Luigi Negri, titolata: <em>\u201cLa Croce e la Mezzaluna, Le guerre tra le nazioni cristiane e l\u2019Islam. Una storia militare dalle conquise arabe del secolo VII giorni nostri\u201d<\/em> Edizioni Ares, 2002<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> Arrigo Petacco<em>: \u201cLa Croce e la Mezzaluna. Lepanto 7 ottobre 1571: quando la Cristianit\u00e0 respinse l\u2019Islam\u201d<\/em> nella collana Le Scie Ed. Mondadori,2005<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a>\u00a0 <a href=\"http:\/\/w2.vatican.va\/content\/benedict-xvi\/it\/speeches\/2006\/september\/documents\/hf_ben-xvi_spe_20060912_university-regensburg.html\" onclick=\"_gaq.push(['_trackEvent', 'outbound-article', 'http:\/\/w2.vatican.va\/content\/benedict-xvi\/it\/speeches\/2006\/september\/documents\/hf_ben-xvi_spe_20060912_university-regensburg.html', 'http:\/\/w2.vatican.va\/content\/benedict-xvi\/it\/speeches\/2006\/september\/documents\/hf_ben-xvi_spe_20060912_university-regensburg.html']);\" >http:\/\/w2.vatican.va\/content\/benedict-xvi\/it\/speeches\/2006\/september\/documents\/hf_ben-xvi_spe_20060912_university-regensburg.html<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a> Ibidem<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a> Paul Bourget,\u00a0<em>Il demone meridiano<\/em>, Salani Editori, Firenze, 1956, p. 395.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a> Rod Dreher, <em>\u201cOpzione Benedetto. <\/em><em>Una strategia per i cristiani in un mondo post-cristiano\u00a0<\/em>ed. San Paolo 2018, p.351.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref7\" name=\"_ftn7\">[7]<\/a> Ibid.pag. 344<\/p>\n<h3><a href=\"#_ftnref8\" name=\"_ftn8\">[8]<\/a> Cfr.\u201dQuello che oggi viviamo \u00e8 solo il crinale di un cambiamento d\u2019epoca\u201d. <em>11 settembre 2018, a Roma, Palazzo Montecitorio, a presentazione del volume di Rod Dreher,\u00a0<\/em>L\u2019opzione Benedetto. Una strategia per i cristiani in un mondo post-cristiano<em>. Nel corso della conferenza, S.E. Mons. Georg G\u00e4nswein, Prefetto della Casa Pontificia, ha svolto una relazione, cfr. testo in lingua italiana: <\/em>\u00a0<u><a href=\"https:\/\/www.circololarocca.it\/larocca\/quello-che-ogg\u2026iamento-depoca\/\">https:\/\/www.circololarocca.it\/larocca\/quello-che-ogg\u2026iamento-depoca\/<\/a><\/u><\/h3>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref9\" name=\"_ftn9\">[9]<\/a> <a href=\"http:\/\/w2.vatican.va\/content\/benedict-xvi\/it\/speeches\/2008\/september\/documents\/hf_ben-xvi_spe_20080912_parigi-cultura.html\" onclick=\"_gaq.push(['_trackEvent', 'outbound-article', 'http:\/\/w2.vatican.va\/content\/benedict-xvi\/it\/speeches\/2008\/september\/documents\/hf_ben-xvi_spe_20080912_parigi-cultura.html', 'http:\/\/w2.vatican.va\/content\/benedict-xvi\/it\/speeches\/2008\/september\/documents\/hf_ben-xvi_spe_20080912_parigi-cultura.html']);\" >http:\/\/w2.vatican.va\/content\/benedict-xvi\/it\/speeches\/2008\/september\/documents\/hf_ben-xvi_spe_20080912_parigi-cultura.html<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref10\" name=\"_ftn10\">[10]<\/a> <a href=\"http:\/\/ora-et-labora.net\/RSB_it.html\" onclick=\"_gaq.push(['_trackEvent', 'outbound-article', 'http:\/\/ora-et-labora.net\/RSB_it.html', 'http:\/\/ora-et-labora.net\/RSB_it.html']);\" >http:\/\/ora-et-labora.net\/RSB_it.html<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>LA CROCE E LA MEZZALUNA, LA SFIDA FRA FONDAMENTALISMO ISLAMICO E IDENTITA\u2019 CRISTIANA. 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