Quattordici Righe: Pataccari – uno

Quattordici Righe: Pataccari – uno

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Il “pataccaro” ha incrementato a dismisura la sua presenza nel nostro mondo globalizzato. Anzi è cresciuto in modo direttamente proporzionale alla globalizzazione stessa. Si, anche nel mondo religioso. Non sto parlando di chi riceve la “patacca” e magari per la sua onestà e la sua ingenuità la subisce, ma proprio di chi la costruisce. E poi se ne vanta. Vero è che tutti i settori della vita umana ne sono pieni, ma le più splendide patacche sono quelle religiose o intellettuali. Tra gli anni 1950 e 1990 era noto un linguaggio detto del “tubo”. La frase doveva essere costruita linguisticamente. Si poteva parlare per intere ore senza dire assolutamente nulla. Banale esempio nel mondo cattolico: “L’ascolto degli ultimi presuppone il ribaltamento della logica trionfalistica, nel primario interesse dell’uomo di oggi, non sottacendo ma anzi puntualizzando, senza temere di attraversare nuove frontiere, un’idea di Chiesa non più come un recinto chiuso”. Cosa ho detto? Niente! Ma per chi si lascia irretire è solo il prologo di un lungo discorso incapace anche solo di acchiappare mosche. In altri termini: vaniloquio per polli. Stessa cosa per il politico: “Il nuovo soggetto sociale privilegia il decentramento delle funzioni decisionali con criteri non dirigistici attivando o implementando nella misura in cui ciò sia fattibile l’adozione di una metodologia differenziata”. Bravo. E giù applausi. Ma non ha detto nulla. Anche questo ne dovrà rendere conto a Dio. Ci creda o no. Ma noi siamo avvertiti e non dobbiamo essere polli!

don Ernesto